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LAVORO PUBBLICO - SANZIONI DISCIPLINARI - PENDENZA DI PROCEDIMENTO PENALE - SOSPENSIONE CAUTELARE DEL DIPENDENTE - DIFFERIMENTO DELLA CONTESTAZIONE DISCIPLINARE ALL'ESITO DEL PROCEDIMENTO PENALE (Sentenza n. 21032 del 28/09/2006)

Sentenze Lavoro 2006

LAVORO PUBBLICO - SANZIONI DISCIPLINARI - PENDENZA DI PROCEDIMENTO PENALE - SOSPENSIONE CAUTELARE DEL DIPENDENTE - DIFFERIMENTO DELLA CONTESTAZIONE DISCIPLINARE ALL'ESITO DEL PROCEDIMENTO PENALE

SENTENZA N. 21032 DEL 28/09/2006

(Sezione Lavoro, Presidente S. Senese, Relatore P. Picone)

Con decisione in tema di contestazione tempestiva in sede disciplinare, per la quale non constano precedenti specifici con riferimento ai pubblici dipendenti, la S.C. ha affermato che per il procedimento disciplinare a carico dei pubblici dipendenti trova specifica applicazione il requisito della tempestività della contestazione previsto dall'art. 55, comma quinto, del d. lgs. n. 165 del 2001; tuttavia ove, per la rilevanza penale dei fatti addebitati, sia intervenuta la sospensione cautelare del dipendente sottoposto a procedimento penale, la definitiva contestazione può essere differita all'esito del procedimento penale.

Nella specie, la S.C. ha confermato l'impugnata sentenza, ribadendo la correttezza del comportamento della P.A. che aveva preferito attendere l'esito del giudizio penale di appello nei confronti di un ufficiale giudiziario imputato per reati connessi all'esercizio delle sue funzioni prima di procedere all'esercizio nei suoi confronti del potere di contestazione in sede disciplinare, sia a causa delle vicende relative alla sospensione cautelare, sia per la mancanza di lesione del diritto di difesa e la non contrarietà del comportamento stesso al precetto della buona fede, senza, peraltro, trascurare la circostanza assorbente che, nell'ipotesi dedotta in giudizio, avrebbe dovuto trovare applicazione l'antecedente normativa che consentiva, comunque, di differire la contestazione disciplinare all'esito del procedimento penale, cosicchè, in nessun caso, poteva dirsi prospettabile l'intempestività della contestazione.

LAVORO PUBBLICO - PROCEDIMENTO DISCIPLINARE - MANCATA PRESENTAZIONE DEL PUBBLICO DIPENDENTE A SEGUITO DI RITUALE CONVOCAZIONE - TERMINE PER L'APPLICAZIONE DELLA SANZIONE - INOSSERVANZA - CONSEGUENZE

Il disposto del quinto comma (ultimo periodo) dell'art. 55 del d. lgs. 30 marzo 2001, n. 165, - secondo cui, con riferimento al procedimento disciplinare, "trascorsi inutilmente quindici giorni dalla convocazione per la difesa del dipendente, la sanzione viene applicata nei successivi quindici giorni" - si riferisce univocamente alla sola evenienza che il dipendente non si avvalga della facoltà di difendersi e, in tal caso, prescrive di applicare la sanzione nel termine di quindici giorni dalla scadenza del primo termine, non essendo necessarie ulteriori valutazioni dell'Amministrazione.

Tale disposizione non può essere, invece, estesa alla diversa ipotesi di audizione del dipendente, in forza del principio secondo cui le norme sulla decadenza, per il loro carattere eccezionale, non sono applicabili oltre i casi espressamente previsti, ai sensi dell'art. 14 delle disposizioni sulla legge in generale.

LAVORO SUBORDINATO - LICENZIAMENTO - PLURIME IMPUGNAZIONI - GIUDICATO - PRECLUSIONE DELLA IMPUGNAZIONE CHE DEDUCA PROFILI NUOVI E DIVERSI DI ILLEGITTIMITA'

In presenza di piu' impugnazioni dello stesso licenziamento, il principio per cui il giudicato copre il dedotto e il deducibile implica che il risultato di un processo, conclusosi con sentenza passata in giudicato, non possa piu' essere messo in discussione mediante argomentazioni che in quello stesso processo avrebbero potuto essere fatte valere dall'interessato.

In particolare, con riguardo al licenziamento disciplinare, è da ritenersi preclusa, per effetto del precedente giudicato, la nuova impugnazione che deduca nuovi e diversi profili di illegittimità da parte del lavoratore, dovendo escludersi, in ogni caso, che il giudicato sulla validità sostanziale del licenziamento consenta un'altra impugnazione per ragioni formali e restando del tutto irrilevante che eventuali vizi non siano stati dedotti o siano stati tardivamente, e perciò inammissibilmente, fatti valere.

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